di Emanuela Tangari

Il 29 marzo all’Hotel Cristoforo Colombo di Roma si è tenuta la 4ª edizione di ViniAmo, a cura di Minelli Wine Events. Partecipare a ViniAmo non significa semplicemente entrare in una sala, prendere un calice, circolare tra le corsie e tra gli stand con decine di selezioni enologiche e gastronomiche. Significa, molto di più, accettare di varcare una soglia. E che cosa si trova al di là di quella soglia? Chiunque sia appassionato, esperto o anche solo curioso del vasto ambito del “vino” sa che dietro vi è un mondo. A ViniAmo però non c’è un solo mondo, ma molti mondi: territori, famiglie, vigne, stagioni, fatiche, scelte produttive, memorie tramandate e innovazioni cercate con attenzione. Ogni banco d’assaggio è una piccola porta su una storia diversa. Ogni produttore e viticoltore, ogni persona che racconta la propria proposta di cibo o vino non porta con sé soltanto un’etichetta, ma un modo di stare nella propria terra.

Questa edizione di ViniAmo – la prima per noi della Redazione de Il Vitellone, che abbiamo partecipato con entusiasmo e siamo rimasti stupiti dall’ottima organizzazione – ha confermato questa vocazione: essere non solo un evento enologico, ma un luogo di incontro. In un tempo in cui molte esperienze rischiano di ridursi a consumo veloce, ViniAmo invita a rallentare. Il vino chiede tempo, attenzione, parola. Ma chiede anche un certo silenzio interiore, quello dell’ascolto.

È questo silenzio, unito al gusto, alla bellezza, al divertimento, alla leggerezza, che ha contraddistinto anche la bellissima Masterclass a cui abbiamo partecipato. Nella degustazione guidata una è stata l’indicazione data ai partecipanti: ascoltare, sentire. Non anzitutto conoscere, sapere, riconoscere, ma mettersi in contatto con ciò che si stava assaporando in quel momento: i vini, serviti con eleganza e professionalità; i numerosi tipi di formaggi abbinati; e poi le parole, le immagini proiettate, il confronto tra i partecipanti. Così il vino e il cibo diventano, e sono diventati, una vera esperienza prima da provare, e poi da leggere. Abbiamo sperimentato un modo di assaggiare che non significa giudicare, ma educare lo sguardo e il gusto, lasciarsi interrogare, e infine soprattutto stupire dai sapori, facendosi catapultare in una terra, in uno scorcio di mare sardo, o sui pendii di una collina del centro Italia.

È proprio nell’ascolto che l’esperienza diventa profonda: ci si accorge che dietro un calice non c’è mai soltanto una tecnica. Ci sono certo competenze, saperi, capacità; ma prima di tutto c’è una passione per la propria terra, per una certa storia. ViniAmo offre l’occasione di incontrare persone che ogni giorno si misurano con qualcosa che cambia continuamente: clima, tempo, vendemmia. È l’emblema delle trasformazioni. Il vino nasce da un lavoro umano, ma anche da qualcosa che nessuno può gestire completamente, e forse qui sta il suo fascino, la sua verità. Così ogni calice diventa un momento di pazienza, di conoscenza, di sensorialità e memoria, di confronto. Tutte parole che costituiscono l’esperienza di ViniAmo, in cui la cultura del vino, e di ogni prodotto gastronomico proposto, tiene insieme natura, lavoro, tradizione, convivialità.

La bellezza di ViniAmo sta anche in questo equilibrio: da una parte la competenza, dall’altra l’accessibilità. L’evento non pone barriere tra chi sa e chi non sa; rende l’esperienza di degustazione fruibile, vicina, coinvolgente per tutti. Tra gli stand, tra le corsie, nelle conversazioni con i produttori, abbiamo rintracciato una passione continua e comune: fare qualcosa di buono e poterlo far provare ad altri. In alcuni racconti abbiamo sentito con forza la volontà di rispettare pratiche, vitigni, scelte produttive non omologate e non comode. In altri, il desiderio di innovare senza dimenticare l’origine. In tutti, però, tornava una stessa idea: il vino è insieme.

Insieme alla terra, insieme ai territori, insieme agli altri produttori, insieme a chiunque si avvicinerà a quel prodotto. ViniAmo mostra che una manifestazione del vino può diventare una piccola comunità; in questo un riconoscimento particolare va all’organizzatore, Stefano Minelli, che ha saputo rendere l’accoglienza il tratto distintivo dell’evento, mantenendo viva l’attenzione verso ciascun rappresentante, produttore e partecipante. Forse è questa la profondità più autentica dell’evento. In un tempo spesso dominato dalla velocità, dalla distanza tra chi produce e chi consuma, ViniAmo restituisce voce al vino e ad ogni proposta gastronomica, che in questo evento si dimostrano di alto livello.

Uscendo da ViniAmo, non rimane solo il sapore degli assaggi, ma la sensazione di aver viaggiato attraverso luoghi, regioni, paesi. Rimane la giovialità di un tempo allegro, di incontri con persone mosse da sincerità e passione. Eventi come questo sono fondamentali per dare profondità a ciò che spesso vediamo di sfuggita, e ci ricordano che dietro ogni eccellenza ci sono persone, cura e una – o più di una – storia importante.

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